Fonti Rinnovabili e CO2 market

fonti_rinnovabiliNegli ultimi anni i mercati energetici mondiali hanno subito cambiamenti rivoluzionari - l'emergere delle economie BRIC, la crescita d'importanza delle reti e delle fonti rinnovabili in parallelo con le discontinuità di prezzo e disponibilità di olio e gas, il definitivo emergere di vioncoli alle emissioni di gas serra - ma le sfide per il sistema energetico globale rimangono ancora tutte aperte.
Limitare a 2 gradi l’aumento di temperatura media del pianeta richiede una rivoluzione energetica che riduca in modo radicale le emissioni di carbonio, contenendole al disotto delle 450 ppm.

La crisi economica globale ha offerto una grande opportunità per frenare l’espansione dell’uso indiscriminato delle fonti fossili. Il bilancio globale delle fonti energetiche sta mutando rapidamente. Le preoccupazione per l’indipendenza energetica, la crescita di produttività delle rinnovabili favoriscono una minore dipendenza dalle fonti fossili; il tragico incidente di Fukushima gioca un ruolo ambiguo in questo contesto, complicando ulteriormente il quadro.

Secondo il rapporto Eurostat 2011 le fonti rinnovabili coprono (2009) il 9% del consumo europeo, in crescita di quasi il doppio rispetto al 5% del 1999. In Italia le rinnovabili coprono il 9.7% del consumo, in Spagna il 9.5%, in Germania l’8.5%.

Non basta: per conseguire l’obiettivo delle 450 ppm nel 2030 il contributo globale delle fonti energetiche non-fossili dovrà raggiungere il 32% rispetto al 19% del 2007. Questo implica un maggior investimento deell’ordine di USD 10.500 miliardi in infrastrutture energetiche e energy-related (fonte: IEA, 2009).

Gli incentivi statali hanno svolto un ruolo fondamentale – e a volte distorcente – nella fase di prima affermazione delle fonti rinnovabili.
Tuttavia, nel nuovo contesto dominato dalla pressione al contenimento del debito pubblico, qualsiasi sviluppo ulteriore sarà funzione di un ragionevole “valore” delle emissioni di gas serra risparmiate rispetto all’uso di fonti fossili.
Attribuire un costo economico all’inquinamento stimola la ricerca di fonti pulite.
Questo era il principio del protocollo di Kyoto, le cui regole hanno generato il mercato Europeo della CO2.
Il ritardo globale nella definizione di un nuovo quadro di riferimento normativo post-2012 minaccia lo sforzo di coloro che intendono proteggere la biosfera dai cambiamenti climatici generati da attività umane.

Siamo convinti che l’attuale contesto di negligenza istituzionale verso il tema del prezzo della CO2 sia un fenomeno passeggero, dovuto alla persistente emergenza economico-finanziaria che costringe le grandi democrazie mondiali a focalizzare sul breve termine.
Siamo convinti che l’emergere dei primi segnali inequivocabili dell’emergenza climatica costringeranno le leadership mondiali ad occuparsi seriamente della sopravvivenza della biosfera e degli strumenti per assicurarla, primo fra tutti un prezzo di riferimento per le emissioni di gas serra.
La temporanea mancanza di una seria base globale di determinazione del prezzo delle emissioni di CO2 minaccia lo sviluppo delle fonti rinnovabili, ma siamo convinti che questa sia una circostanza di breve periodo che prelude ad un brusco risveglio.